Consolidamento antisismico di una muratura a sacco

Consolidamento antisismico di una muratura a sacco

Oggi affrontiamo il tema del consolidamento antisismico applicato alle murature costruite con sistema a sacco.

La premessa:

Molti dei centri storici dell’Entroterra Ligure sono ricchi di edifici storici costruiti con la tecnica della “Muratura a sacco”.  Questa modalità costruttiva è nata nel passato come risposta alla necessità di costruire muri stabili in assenza delle moderne tecniche presenti oggi. All’epoca, infatti, mancando l’industria, non si avevano a disposizione i macchinari che oggi ci permettono di movimentare ingenti quantità di terra e roccia,  e inoltre fino alla seconda metà del 1800, non esistevano travi in acciaio, cemento armato e gli unici laterizi esistenti erano i mattoni pieni.

Pertanto per aumentare la stabilità delle costruzioni , si “sfruttava” la forza di gravità aumentando gli spessori dei muri, specialmente quelli “portanti”.

Nella maggior parte delle costruzioni, c’erano però da risolvere due problemi:

  • realizzare muri molto spessi utilizzando esclusivamente blocchi di pietra squadrati comportava costi altissimi,
  • l’attività estrattiva e di lavorazione degli stessi produceva enormi quantità di materiale di scarto (terra e scagliame) che in seguito si sarebbero dovuti allontanare dall’area di cantiere ad edificio ultimato.

Gli antichi costruttori risolsero i due problemi  suddetti realizzando i muri con una coppia di paramenti esterni realizzati con pietre squadrate, e ammassando all’ interno scaglie e pietre non lavorate frammiste a terra o sabbia.

Il problema:

Nei moderni interventi di consolidamento strutturale si presenta sovente la necessità di consolidare questi materiali ammassati alla rinfusa fra i paramenti.

La soluzione:

Ad oggi, la tecnica che ha dato migliori risultati è l’iniezione a bassissima pressione di malte iperfluide, capaci di saturare gli interstizi presenti nel materiale incoerente, rendendolo più compatto e più  collaborante con i paramenti esterni, talvolta accompagnati dall’installazione di connettori di collegamento qualora la direzione lavori lo ritenga necessario.

Vi presentiamo qui un esempio di realizzazione, con l’impiego del prodotto Kerakoll Geocalce FL Antisismico e della pompa Turbosol Mini Avant  Vario.

 

Questo prodotto è tecnicamente all’avanguardia nelle opere di rinforzo e risanamento dei cantieri costruiti con le tecniche dei secoli scorsi, e capace di integrarsi perfettamente con i materiali presenti nelle murature a sacco che sono per definizione sciolti o debolmente legati. 

Kerakoll, che ha collaborato attivamente nei cantieri del post terremoto, ha acquisito, dalle esperienze  sul campo, le conoscenze che le hanno permesso di sviluppare una linea innovativa di prodotti antisismici a base calce. (http://www.edilforniture.it/rinforzo-strutturale/)

Si è visto infatti che l’impiego di malte di tipo esclusivamente cementizio, che sono molto più “dure” rispetto a quelle a base calce, irrigidisce troppo la struttura, e che quest’ultima sotto l’azione del sisma, perde elasticità ed essendo priva di elementi di rinforzo strutturali originari, tende a fessurarsi in modo incontrollato, collassando.

La metodologia di esecuzione

L’operazione di iniezione delle malte iperfluide, consiste nel preparare una griglia di fori nel muro esterno, di profondità tale da raggiungere lo strato di materiale incoerente. Successivamente in questi fori vengono installati dei tubicini, lasciati sporgere di almeno 20 cm, attraverso i quali la malta verrà  iniettata procedendo dal basso verso l’alto. Una volta finita l’operazione di iniezione, i tubicini vengono ripiegati per essere sigillati ed evitare la fuoriuscita della malta.

La Turbomalt Mini Avant Vario è un esempio di pompa trasportatrice a portata variabile (grazie al variatore di velocità del motore elettrico con cui è equipaggiata) che permette di pompare la malta nel muro collegando la pistola con tubo ai tubicini murati nel paramento.

Per evitare di danneggiare strutturalmente il muro, si monta lungo il tubo di adduzione del materiale il Pressostato tarandolo tipicamente a 1,5 Bar, e si inizia a pompare la malta.

Essa inizia a saturare le cavità presenti nella zona circostante il punto di iniezione e pertanto la pressione nel tubo di adduzione sale fino a superare la soglia dei 1,5 Bar provocando l’intervento del pressostato e il conseguente arresto della pompa.

Tipicamente per effetto dell’estrema fluidità della malta che raggiunge le aree limitrofe, nel giro di poco la pressione scende e il ciclo riprende, fino a che la porzione di muratura è completamente  satura e la pompa non riparte.

A questo punto si strozza il tubicino fissato nella muratura, e ci si sposta in una zona limitrofa procedendo come detto sopra.

A questo link è possibile scaricare le fasi di lavorazione indicate da Kerakoll, spiegate punto per punto:

http://sh.gear.it/pdf.html?file=http://sh.gear.it/loader/?FgySLhXa

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